Terra, Mare, Vino!

Il contrasto tra la terra e il mare, il verde delle colline abitate da viti e ulivi opposto alle spiagge costeggiate da pini profumati. Scegliere? E perché? Siamo sulla “Costa degli Etruschi”, e verrebbe da dire, che furbi questi Etruschi, ci avevano visto lungo..

Al nostro arrivo a Marina di Castagneto, dopo una breve passeggiata sulla spiaggia, ci e’ sembrato naturale cominciare il nostro weekend enograstronomico con un ristorante in riva al mare, “Il Poeta”, dove ci siamo lasciati “viziare con parsimonia” da un piacevolissimo spaghetto alle vongole, accompagnato da un Vermentino locale. Che bello essere al mare..

Passeggiando sulla spiaggia deserta mi sembrava di essere a Dublino, le spiagge senza ombrelloni in Italia non sono abituato a vederle, anche se mancavano le auto a scorazzare sulla sabbia, quasi a sfidare l’Oceano. Si, perche’ in Irlada ci si diverte anche cosi’.. 🙂

Ma soffermarsi troppo sulla spiaggia ci porterebbe fuori tema, infatti il motivo della visita era quello di degustare, visitare borghi, scoprire qualcosa di nuovo. E cosi’ siamo stati nella bellissima Castagneto Carducci, dove la vista sulle colline piene di ulivi da’ un senso di pace e appagamento, soprattutto quando oltre il verde si scorge l’azzurro del Mediterraneo, ad esaltare ancor piu’ l’immaginazione e le aspettative di piatti che ricordino non solo i colori di quel territorio, ma anche i profumi che si percepiscono ed i sapori che di certo sprigioneranno!

Bene, visto che non abbiamo programmato niente, si sale in auto e ci si perde per la campagna, strade dissestate e vigne bassissime, stile Bordeaux ma anche piu’ estreme.. Prima di fermarsi in cantina c’e’ pero’ qualcosa che s’ha da fare: degustare un buon olio toscano! Ed e’ cosi’ che ci fermiamo al frantoio “Serni”, dove una gentilissima padrona di casa ci fa assaggiare un blend di cultivar molto delicato, buono sulla fetta di pane toscano, ma che immagino con ancor piu’ piacere nella mia cucina..

A questo punto si continua il percorso in macchina, il navigatore e’ impazzito, ma mi diverte tenerlo acceso, mentre le antenne mi si rizzano quando passo davanti ad una bella cantina mimetizzata nel verde, “Guado al Melo”.

Lo svantaggio di non prenotare le visite si materializza nella mancata possibilita’ di fare una visita completa alla cantina, ma ci permettono di curiosare qua’ e la’ ed anche cosi’ riusciamo ad apprezzare l’amore per la cultura del vino dei proprietari, che hanno creato una bellissima libreria dedicata al vino ed esposto alcuni libri antichi sulla coltivazione della vite, la viticultura italiana, le mitiche baccanali..

La degustazione non e’ stata da meno. Ottimi vini, ma non ce la faccio a non cominciare dalla fine e precisamente dal Jassarte 2006. Ma per cominciare dalla fine devo fare un passo indietro.. La cantina e’ stata fondata da Attilio Scienza, professore di Enologia e Viticultura, che sta portando avanti un progetto per lo studio di una quarantina di vitigni autoctoni, caucasici e mediterranei. Questi vitigni vengono vinificati in purezza per studiarne le caratteristiche e le potenzialita’, ma per finanziare questi studi e’ nato il Jassarte, blend di circa 25 tra questi vitingi, che oltre ad avere un’ottima struttura, profumi molto meditarrenei (come la resina dei pini) e speziati, assolve a questa nobile causa di finanziare gli studi di giovani studiosi di enologia e viticultura, i cui vini in purezza mi piacerebbe tanto assaggiare!

Sotto tortura, sono riuscito ad ottenere i nomi di alcuni dei vitigni presenti in questo vino unico: Alexandrouli, Mujuretuli, Olgialedri, Saperavi, Tsicobilia, Kerdiagi, Agiogitiko, Arinoroa, Babic, Caladoc, Egiodola + Grenache, Teroldego, Mourvedre. Da provare.

Il primo vino in degustazione e’ stato un bianco (Guado al Melo Bianco), ma un bianco diverso dal vermentino assaggiato al ristorante sulla spiaggia. Questo blend di Vermentino, Verdicchio, Fiano, Petit Manseng e Manzoni era passato per la palestra della barrique, si sentiva, ma aveva mantenuto profumi che lasciavano trasparire il territorio di provenienza e conservava una piacevole acidita’. Il bello di questo viaggio e’ che senti tanti profumi in giro e poi li ritrovi nei vini, e alcuni li riconosci all’istante.. fantastico!

I due Bolgheri che abbiamo assaggiato, Bolgheri DOC Rosso (Cabernet Sauvignon + Merlot) e Bolgheri DOC Superiore (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc & Merlot), ci hanno convinto anche se il Bolgheri Superiore era un po’ freddo, quindi sono stato costretto a comprare una bottiglia per riassaggiarlo a casa alla giusta temperatura.. Ebbene si, questi sono i sacrifici che un wine lover deve essere disposto a fare.. 🙂

L’Osteria Magona, a Bolgheri, e’ un posto che conoscevo gia’, il posto e’ carino, caratteristico, il cibo e’ favoloso ed i vini costano quasi come in cantina, modo di fare comune ai ristoratori della zona, a cui dico Bravi, Bravi, Bravi! Questo e’ il modo piu’ giusto per valorizzare i prodotti del territorio ed invogliare i turisti ad assaggiare i vini locali, che pur partendo da prezzi importanti non scoraggiano il consumatore, come invece avviene altrove.. E poi la competenza del personale e’ qualcosa che non si compra al supermercato, mi piacerebbe ritrovarla anche nel Sannio, dove spesso i ristoratori, pur avendo a disposizione dei vini eccezionali, non sanno nemmeno a che temperatura vada servito un vino rosso!

Gnocchetti allo strolghino con carciofi e pomodori, panzanella con patate al forno, good memories..

Per il pranzo di Pasqua siamo stati in .. Macelleria! Si, proprio cosi’, o quasi, nel senso che dalla macelleria e’ nato a fianco un ristorante dove vengono servite, con estrema simpatia e grande passione, le carni macellate nel locale dirimpetto, in un’atmosfera rilassata ed un’esplosione di gusti da leccarsi i baffi.. Ricordo la porchetta, l’hamburger… anche quel pranzo mi ha lasciato un ottimo ricordo, approvato!

Che dire, una bellissima esperienza, se il meteo fosse stato anche piu’ clemente mi sarei potuto esporre con un 10 e lode..!

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